Agli altri ragazzi questa sembrava una cosa ridicola, e fra di loro ce ne erano alcuni che sapevano non solo ridere, ma anche deridere con cattiveria. L’insegnante, senza dire una parola, si era unito a Lev e aveva cominciato a raccogliere i vermi insieme a lui…

— Ma temo che non mi abbia creduto. Difficilmente sarei riuscito a convincerlo che quello che mi interessava fosse il destino dei vermi. E lui aveva anche un’altra qualità: una sincerità assoluta. Non ricordo nemmeno una occasione in cui abbia mentito. Persino in quell’età in cui i bambini mentono spesso e senza motivo, solo perché la menzogna dà loro un piacere puro e disinteressato. Ma lui non mentiva. E inoltre disprezzava chi mentiva. Anche se mentiva disinteressatamente. Sospetto che nella sua vita si sia verificato un avvenimento, in cui per la prima volta si sia reso conto, con orrore e disprezzo, che gli uomini possano mentire. Anche questo momento mi manca… Comunque, non credo che le servirebbe. A lei interessa molto di più sapere come sia maturato in lui il futuro zoopsicologo…

E Sergej Pavlovič cominciò a raccontare.

Quando si è in ballo, bisogna ballare. Ascoltai con estrema attenzione, e al momento giusto esclamai: «Ma davvero!», e una volta mi permisi perfino un’esclamazione un po’ volgare: «Il diavolo mi porti! Questo è proprio quello di cui avevo bisogno!». A volte odio la mia professione.

Poi chiesi:

— E amici non ne aveva molti?

— Amici non ne aveva affatto, — disse Sergej Pavlovič. — Non lo vedo dall’esame di maturità, ma gli altri ragazzi del suo gruppo mi hanno detto che nemmeno loro l’hanno più visto. Non ne parlano volentieri, ma mi è sembrato di capire che lui eviti ogni incontro.

E all’improvviso esplose:



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