
Un mondo simile, che esiste soltanto perché agli dei piace scherzare, è un luogo dove la magia può sussistere. E anche il sesso, naturalmente.
Veniva camminando nella tempesta ed era riconoscibile per un mago in parte dal lungo mantello e dalla verga scolpita. Ma soprattutto perché le gocce di pioggia si fermavano a diversi centimetri al di sopra della sua testa, fumanti.
Era una terra dove i temporali erano frequenti, lassù nelle Ramtop Mountains, una terra di cime frastagliate, di dense foreste, di fiumi che scorrevano in strette valiate così profondamente incassate che, non appena la luce del giorno aveva raggiunto il fondo, era già tempo di lasciarlo di nuovo. Scampoli di nuvole avvolgevano le cime minori al di sotto del ripido sentiero lungo il quale il mago avanzava rischiando di scivolare a ogni passo. Qualche capra lo osservava con blando interesse attraverso la fessura degli occhi. Non ci vuole molto a suscitare l’interesse delle capre.
Di tanto in tanto il mago si fermava per lanciare in alto la sua pesante verga che ricadeva sempre indicando la stessa direzione. Allora lui con un sospiro la raccoglieva e continuava la sua marcia faticosa.
Il temporale percorreva le alture in mezzo ai lampi e ai rombi.
Il mago scomparve dietro la curva del sentiero e le capre si rimisero a brucare l’erba fradicia.
Finché qualcos’altro non le costrinse ad alzare il muso. Si irrigidirono, con gli occhi spalancati e le narici frementi.
Strano, perché sul sentiero non c’era niente. Eppure le capre lo guardarono passare finché non sparì dalla loro vista.
Un villaggio era annidato in una stretta valle tra boschi scoscesi. Non era un grande villaggio e non avrebbe figurato su una carta delle montagne. Compariva appena su una mappa del villaggio stesso.
Infatti, era uno di quei luoghi che hanno ragione di esistere solo perché certa gente ci è nata.
