Fleming non temeva eccessivamente di sfasciare la barca; essa non poteva fare più di dieci nodi all’ora ed era manovrabile come un sandolino. Sebbene la luce fievole del giorno invernale stesse già calando, era sicuro che il rifrangersi delle onde e gli schizzi di schiuma lo avrebbero avvertito in tempo del pericolo.

Ciò che cercava era un luogo più praticabile di uno schieramento di rocce, dove forse avrebbe trovato una casa di contadini abbandonata o un posto d’osservazione per ornitologi. Questi ricoveri, di solito, sono fatti in modo da resistere alle intemperie: solidi come la roccia sulla quale sono costruiti. Avrebbero costituito un riparo dove prendere fiato e meditare la prossima mossa. Non era la prima volta, in vita sua, che doveva in parte pentirsi di aver agito precipitosamente.

Una folata di nevischio lo investì in pieno viso. Il vento che lo portava scosse la barca, ed un ventaglio d’acqua entrò nell’imbarcazione, bagnando il volto di André. La ragazza gettò un grido ed alzò la mano per allontanare i capelli dalla faccia. Il tocco della mano sulla fronte la fece gemere di nuovo.

Fleming accelerò ancora l’andatura. Non c’era bisogno di risparmiare benzina. Doveva portarla fuori da quella barca prima che il tempo peggiorasse, o la notte cadesse. Non sapeva quale delle due cose sarebbe successa prima.

Per un’ora intera, egli si diresse verso il nord, aguzzando gli occhi e le orecchie, in cerca di un segno che rivelasse la costa. Non c’era altro rumore al di fuori dell’urlo crescente del vento, né altra vista, se non la distesa del mare, frustato dalla schiuma. Poi, senza possibilità d’errore, udì il rombo regolare delle onde che si rifrangevano sugli scogli e sui moli. Il mare cominciò ad essere meno agitato, e divenne una distesa gonfia, verdastra e minacciosa. Attraverso i brandelli di nebbia, apparve una massa grigio scura, molto più scura del cielo plumbeo del crepuscolo.



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