
Fleming si chinò sul motore. Se solo quel dannato aggeggio fosse partito al primo colpo. I fuoribordo fanno i capricci, fino a che non si sono scaldati. Si obbligò a controllare l’aria ed il combustibile, prima di tirare la cordicella dell’avviamento. Vi diede uno strappo con tutta la sua forza; il motore si accese con uno scoppio secco ed isolato, tossicchiò un poco e quindi si avviò con ritmo regolare.
Con un calcio che gli riempì lo stivale d’acqua di mare, Fleming si staccò dall’imbarcadero. Ancora un paio di metri, e ci sarebbe stato lo spazio per virare. Mise il motore a tutta forza, e l’imbarcazione sfrecciò verso l’alto mare. Geers rimase fermo e impotente con l’acqua fino alle ginocchia, agitando le braccia e borbottando incoerentemente delle imprecazioni. Fleming non si dette la pena di volgersi a guardarlo.
Il mare era abbastanza calmo per il tratto che l’isola proteggeva dalle onde dell’oceano. Ne approfittò per controllare la riserva di benzina ed avvolgere meglio la giacca attorno alle spalle di André. Ella sembrava addormentata, o ricaduta in uno stato di incoscienza.
La barca avanzava obliquamente, a causa della corrente, assai forte nel punto più stretto tra l’isola e là costa. Proseguendo in quella direzione, Fleming stava semplicemente compiendo il viaggio di ritorno, verso il molo di Thorness. La fuga sconsiderata non aveva avuto un motivo reale. Il suo obiettivo era stato semplicemente di portare André lontana da Geers, e da tutto quello che egli rappresentava di inquisitivo, efficiente, freddo e senza pietà.
Ora avrebbe avuto il tempo di pensare un piano. Non molto tempo, però. Il mare stava diventando visibilmente più agitato. Sarebbero andati incontro ad una tempesta. La schiuma schizzava dovunque, dai due frangenti d’acqua aperti dalla prua. Fleming decise.
Spostò il timone a babordo, e puntò la prua nel senso della corrente. La situazione d’emergenza rendeva la sua memoria chiara come cristallo. Riusciva a rivedere quella grigia, rabbiosa distesa d’acqua coperta di nebbia, come era nelle rare bonacce dei giorni d’estate. Ricordava la forma accidentata degli scogli, delle rocce e degli isolotti che avevano reso la zona impraticabile per le imbarcazioni — ad eccezione di quelle di qualche pescatore di granchi — persino prima che l’Ammiragliato la proibisse al traffico a causa delle rampe dei missili.
