
Rifiutò l’offerta di una sigaretta da parte di Pennington, e cominciò a schiacciare del tabacco dentro una pipa annerita. «La nebbia del mare si è richiusa come un lenzuolo su tutta la costa. Dalla stazione si finisce direttamente dentro dell’ovatta. Non si vede un centimetro al di là del proprio naso. La nebbia si alzerà all’alba, probabilmente per la pioggia o il nevischio. Ve lo dico io, è un posticino proprio simpatico.
«Circa quattro ore fa, qualcuno o qualche cosa ha attaccato questo posto, e ne ha distrutto il cervello. Il che significa, se il mio lavoro qui è davvero vitale come mi si dice, che la vecchia Lady Britannia è stata depredata del suo potere, della sua ricchezza, e di quasi tutte quelle cose sulle quali si basavano i suoi politici.»
Pennington lo guardò, scettico. «Francamente, signore, non crede di stare drammatizzando troppo le cose? Voglio dire, tutti sanno che Thorness è una base di prova per i missili, e il posto dove funzionano quei calcolatori che hanno permesso alle I.B.M. di intercettare il messaggio così bene. Ma, insomma, queste macchine non sono uniche. Gli yankees e gli altri della N.A.T.O…»
«Le macchine erano uniche,» rispose Quadring. «Se lei sommasse tutti i calcolatori che sono in uso nel paese per l’industria e per il governo, non sembrerebbero più importanti della cassa di un negozio, a confronto con quel giocattolo scientifico, che ora è un intrico rovinoso di valvole, fili e cavi saltati. Nemmeno i missili sono così importanti.»
Pennington sorseggiò il suo tè al rum, cercando di mettersi più comodo sulla dura sedia di legno. «Naturalmente, anch’io ho sentito qualche accenno abbastanza bizzarro sul lavoro secondario che si svolge qui,» disse poi con una smorfia, «sono pettegolezzi che si fanno al bar. Questo tipo di cose doveva per forza dare il via alle chiacchiere.»
«Niente che eguagli la realtà,» disse Quadring. «Ho avuto l’autorizzazione dall’alto di tracciarle un quadro generico della cosa. I suoi amici ubriaconi del bar non hanno per caso borbottato nei loro bicchieri qualche cosa a proposito dell’esperimento Dawnay, eh?»
