«Arrivate fino all’area di parcheggio, in fondo, a sinistra,» disse a Pennington che saltava giù. «Dica ai suoi ragazzi di stare tranquilli, ma di rimanere accanto alle auto. Poi ritorni qui; le farò un quadro della situazione. Davanti ad un bicchiere del solito tè; corretto, naturalmente.»

Più avanti, oltre i riflettori all’entrata, una doppia fila di luci, allineate nella notte nebbiosa, costeggiava la strada principale del campo. La neve aveva smesso di scendere e quella già caduta stava diventando fanghiglia; per questo il terreno era scuro, e altrettanto scuri erano i fabbricati del campo, ad eccezione delle finestre dove brillavano le luci di emergenza.

Nell’interno, un’altra zona di debole luce rompeva il buio, nel punto in cui le lampade portatili erano state dirette sulla costruzione in cui si trovava il calcolatore più importante; ed un velo più spesso — di fumo — galleggiava spandendo un odore sulfureo, sopra la nebbia. Il maggiore Quadring guidò Pennington attraverso le costruzioni di cemento, fino alla baracca di guardia.

Soltanto alla luce della lampadina non schermata nella stanza del posto di guardia, era chiaramente visibile che Quadring era un uomo preoccupato. Il suo volto appariva grigiastro per la fatica e per lo sforzo, e la porzione di rum che versò nel proprio bicchiere di tè fu più che abbondante.

«Mi dispiace per questa sortita in una notte simile, e in un posto dimenticato da Dio come questo qui. Penso che Whitehall e la Highland Zone abbiano un po’ esagerato con l’allarme n. 1 e l’escursione; ma, dopotutto, io sono solo un semplice soldato. Loro sanno meglio di me quello che sta succedendo. Per quanto, perfino alla mia mente non tecnica, tutto questo sembri un maledetto imbroglio.»



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