«Le persone che sanno tutto questo ed hanno il compito di badarle devono provare un senso di repulsione,» disse pensosamente Pennington, «insomma, voglio dire, questa cosa prodotta in un labor…»

«Non si faccia delle idee sciocche, e non si accontenti di ciò che dico io. Tutti la considerano una ragazza molto attraente. Ma una ragazza molto speciale. La Dawnay l’aveva costruita, ma era stata soltanto l’artigiano. Il progetto era nato nel calcolatore, con l’unica preoccupazione che fosse fatta su misura per i suoi scopi. La ragazza assorbe le nozioni dal calcolatore e la macchina ha bisogno di lei per programmarle; o, piuttosto, ne aveva bisogno.»

«Ne aveva?»

«Se ne è andata.»

«Vuole dire che è scomparsa?»

Quadring fissò la poltiglia scura e congelata nel fornello della sua pipa. «È esattamente quello che voglio dire.»

Pennington rise, un poco troppo rumorosamente. «Forse non è mai esistita! Intendo dire che non si può credere veramente in un essere umano manufatto, che sia in rapporto mentale con un calcolatore.»

«Noi militari non siamo dei tipi pagati per pensare,» disse Quadring. «Per ora, il nostro compito è di ritrovare lei e chiunque abbia distrutto il calcolatore. È difficile che possa essere l’opera di qualcuno dal di fuori; è stata compiuta in modo troppo rapido ed esperto. Il fabbricato bruciava già allegramente prima che le sentinelle riuscissero a chiamarmi, e che sfondassero le porte chiuse per prendere gli estintori. Comunque, non era quello il vero guaio; il calcolatore era già stato ampiamente ed abilmente danneggiato con un’ascia, prima che venisse appiccato l’incendio. Fino ad ora, i controlli di sicurezza ci hanno detto una sola cosa: la ragazza — si chiama André, da Andromeda, cioè la stella, o quel che diavolo è, che ha — così dicono — trasmesso le informazioni basilari al calcolatore, non si trova più, e nemmeno uno scienziato di nome Fleming.»



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