
Ursula Le Guin
L’isola del drago


QUALCOSA DI BRUTTO
Dopo la morte di Selce, agiato contadino della Valle di Mezzo, la vedova era rimasta nella fattoria. Il figlio andava per mare e la figlia si era maritata con un mercante di Valmouth; così lei era rimasta sola alla Fattoria delle Querce. La gente diceva che un tempo, nella terra da cui veniva, era una persona importante, e infatti il mago Ogion si fermava sempre alle Querce per salutarla; ma questo non voleva dire granché, dato che Ogion frequentava ogni sorta di nullità.
Aveva un nome straniero, ma Selce l’aveva sempre chiamata Goha, che è il nome del piccolo ragno tessitore dell’Isola di Gont, dal caratteristico colore bianco. Un nome quanto mai adatto, sia perché lei aveva la pelle bianchissima ed era piccola, sia per la sua abilità nel filare tanto il pelo delle capre quanto la lana delle pecore. Così lei era adesso Goha, vedova di Selce e padrona di un gregge e di un pàscolo, di quattro campi e di un frutteto che dava un buon raccolto di pere, di due case coloniche affittate a mezzadri, della vecchia casa padronale dalle pareti di pietra, costruita in mezzo alle querce, e della tomba di famiglia in cima al monte, dove Selce riposava, terra ritornata alla sua terra.
