
I passeggeri, aiutandosi a vicenda, riuscirono a liberarsi dalle maglie della rete. Il pallone, alleggerito del loro peso, fu riafferrato dal vento e, come un uccello ferito che ritrova un attimo di vita, disparve nello spazio.
La navicella aveva contenuto cinque passeggeri, più un cane, e il pallone non ne gettava che quattro sulla spiaggia.
Il passeggero mancante era stato evidentemente portato via dall’ultima ondata, che aveva colpito la rete permettendo all’aerostato così alleggerito di risalire un’ultima volta, e di raggiungere, qualche istante dopo, la terra.
Appena i quattro naufraghi — si può dar loro questo nome — ebbero posto piede sulla terra, pensando all’assente, gridarono tutti:
«Forse tenta di approdare a nuoto! Salviamolo! Salviamolo!»
CAPITOLO II
UN EPISODIO DELLA GUERRA DI SECESSIONE «L’INGEGNER CYRUS SMITH» GEDEON SPILETT «IL NEGRO NAB» IL MARINAIO PENCROFF «IL GIOVANE HARBERT» UNA PROPOSTA INATTESA «UN CONVEGNO ALLE DIECI DI SERA» PARTENZA NELLA TEMPESTA
NON ERANO aeronauti di professione, né dilettanti di spedizioni aeree, coloro che l’uragano aveva gettato su quella costa. Erano dei prigionieri di guerra, che l’audacia aveva spinti a fuggire in circostanze straordinarie! Cento volte avrebbero dovuto perire! Cento volte il loro pallone lacerato avrebbe dovuto precipitarli nell’abisso! Ma il cielo li serbava a uno strano destino; e il 20 marzo, dopo essere fuggiti da Richmond, assediata dalle truppe del generale Ulysses Grant, essi si trovavano a settemila miglia da questa capitale della Virginia, la principale piazzaforte dei separatisti, durante la terribile guerra di Secessione. La loro navigazione aerea era durata cinque giorni.
Ecco, d’altronde, in quali curiose circostanze aveva avuto luogo l’evasione dei prigionieri, che sarebbe finita, come sappiamo, in modo così catastrofico.
