Erano diretti a sudovest. Il cammino non era difficile, ma non c’erano né sentieri né punti di riferimento. Gli alberi della foresta crescevano in cerchi, da venti a sessanta alberi che formavano un anello intorno a uno spiazzo centrale. Nelle valli di quel territorio ondulato i cerchi crescevano così vicini, spesso intrecciandosi, che i viaggiatori erano continuamente costretti ad avanzare a forza nel sottobosco fra gli scuri tronchi irsuti, per poi attraversare i cerchi assolati, sull’erba spugnosa e addentrarsi di nuovo fra l’ombra e il fogliame e gli steli e i tronchi. Sui fianchi delle colline i cerchi erano meno fitti, e qualche volta si poteva vedere lontano fino alle tortuose valli sempre screziate dagl’irregolari anelli rossi degli alberi.

Verso il tardo pomeriggio la foschia fece impallidire il sole. Le nubi si addensarono da occidente. Cominciò a cadere una pioggerella finissima, mite, senza vento. Le spalle e i petti nudi dei viaggiatori luccicavano come se fossero spalmati d’olio. Le gocciole s’impigliavano nei capelli. Continuavano a dirigersi verso sudovest. La luce divenne più grigia. Nelle valli, nei cerchi degli alberi, l’aria era nebbiosa e scura.

L’uomo che procedeva in testa, Martin, arrivò in cima a una lunga salita sassosa, si voltò e diede una voce agli altri. A uno a uno lo raggiunsero sulla cresta del dosso. Sotto di loro, un ampio fiume scorreva lucente e incolore fra scure rive.

Il più anziano del gruppo, Holdfast giunse in cima e indugiò a guardare il fiume con un’espressione profondamente soddisfatta. — Ehilà — mormorò, come se si rivolgesse a un amico.

— Da che parte, per raggiungere le barche? — chiese il ragazzo con la bussola.

— Verso monte — rispose Martin, incerto.

— Verso valle — intervenne Lev. — Non è quello il punto più alto della cresta, là a ovest?



3 из 145