Ne discussero per un po’ e decisero di provare a scendere verso valle. Ancora qualche istante, prima di proseguire, rimasero in silenzio sulla cresta del dosso: da lassù potevano vedere più lontano di quanto fosse stato possibile da molti giorni. Oltre il fiume la foresta continuava verso sud in infiniti cerchi intrecciati, sotto le basse nubi. Verso est, a monte, il terreno saliva scosceso; verso ovest il fiume si snodava grigio tra colline più basse. Nel punto dove scompariva alla vista c’era un lieve alone luminoso, un accenno di sole sul mare aperto. Verso nord, alle spalle dei viaggiatori, le colline alberate — i giorni e i chilometri del loro cammino — si andavano oscurando nella pioggia e nella notte.

Piegarono a ovest, seguendo la cresta della catena. Dopo circa un chilometro Welcome, il ragazzo che adesso procedeva in testa, diede una voce e indicò due sgorbi neri nell’ansa di una spiaggia di ghiaia, le barche che avevano tirato in secco tante settimane prima.

Scesero alla spiaggia, scivolando giù per il ripido argine. In riva al fiume sembrava che facesse più buio e più freddo, sebbene fosse cessata la pioggia.

— Presto sarà notte. Dobbiamo accamparci? — chiese Holdfast, in tono riluttante.

Guardarono la grigia massa del fiume che scorreva accanto a loro, sovrastata da un cielo altrettanto grigio.

— Sull’acqua sarà più chiaro — disse Andre, tirando fuori i remi nascosti sotto una delle canoe rovesciate.

Una famiglia di pipistrelli marsupiali aveva fatto il nido tra i remi. I piccoli fuggirono lungo la spiaggia saltellando e squittendo stizziti, mentre i genitori, infuriati, li seguivano a volo radente. Gli uomini risero e si issarono sulle spalle le leggere canoe.

Le spinsero in acqua e partirono, quattro per imbarcazione.

Quando i remi si sollevavano, riflettevano l’argentea luce che veniva da ovest. Al centro del fiume il cielo sembrava più chiaro e più alto, le rive erano basse e nere.



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