Fece crollare un mondo industriale e ne creò altri cinque. Tra un milione di affaristi emersi dalle rovine come altrettante fenici, chi pensò di avvalersene fu la Fratelli dei Sette Sacramenti, una Compagnia di Trasporti, dotata di un solo autocarro, il cui proprietario e gerente era un tale, figlio unico, di nome Reich; un giovanotto magro, dagli occhi da pesce, le ambizioni smisurate e un’assoluta mancanza di senso sociale.

Anche il Club dello Spazio, che era in gran difficoltà per la raccolta dei fondi comuni, decise di sfruttare l’antigravità. I grandi industriali alzarono le spalle, preferendo lasciare agli sciocchi l’arduo compito di fare da pionieri. Chi si prende la briga di speculare su una semplice probabilità? Che vantaggi commerciali possono derivare dalla possibilità di raggiungere l’ardita distesa della Luna o quelle ghiacciate dei pianeti? Chi si sentiva di spalleggiare le imprese di Cayley, Stringfellow, Haneson, Chanute, Santos-Dumont, i Wright? Tra l’altro erano in corso alcune guerre e gli eserciti combattevano per eliminare l’antigravità in omaggio a nebulose ragioni di sicurezza.

Nel frattempo fece la sua comparsa Alan Courtney. Dopo aver divorziato dalla sua dodicesima moglie, Courtney cominciò a guardarsi attorno in cerca di una nuova terapia per il suo ipertiroidismo. Aveva abbastanza denaro per essere annoiato e ciò bastò a dargli l’idea di costruire un’astronave interplanetaria. Alla stampa annunciò che era sua intenzione ricercare negli spazi stellari una moglie ideale. La stampa non si scompose, e Courtney ne fu seccato. Per dispetto, completò il suo apparecchio e, reso più ardito da una solenne sbornia, partì per la sua avventura.

Non tornò. Nessuno credette alla sua partenza. Cinque anni dopo la gente per lo più si chiedeva: Che cos’è successo a quel marito impenitente di Alan Courtney? E qualcuno rispondeva: Abita a Santa Fe, no? Sposato per la sedicesima o diciassettesima, o ventesima volta.



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