Pen prese dall’armadietto un bicchiere di cristallo e lo riempì. Tornò in bagno. Bevve un sorso, il vino era freddo in bocca, caldo dopo che lo ebbe inghiottito. Il suo calore dilagò.

Bello, pensò Pen.

Molto meglio che restar seduta nel bar del Circolo della Stampa.

Qualcosa avrebbe potuto nascere dall’incontro con Gary.

Scordatelo.

Lui avrebbe cercato solo di ottenere qualcosa. Lo fanno tutti. E se non ci stai, tentano di costringerti. All’inferno gli uomini.

Posò il bicchiere e la bottiglia accanto alla vasca in modo da averli a portata di mano. Si inginocchiò, mise il tappo e girò il rubinetto dell’acqua calda. Ottenne la temperatura giusta, quasi bollente, poi si asciugò le mani e andò a prendere un libro.

Senza il cordone allacciato, la vestaglia si aprì. La lasciò aperta, troppo pigra per riallacciarlo.

Accese la luce nello studio. Sulla scrivania c’era il nuovo libro di Dean Koontz. Era un’edizione con la copertina rigida, poco adatta a essere letta nella vasca.

Si avvicinò alla libreria, sbatté la coscia contro lo spigolo della scrivania e gridò per il dolore. Sfregandosi la parte, si lasciò cadere sulla sedia.

«Gesù!» borbottò.

Quando il dolore diminuì, alzò la mano. Niente sangue sulla gamba, ma la pelle s’era sbucciata lasciando scoperta la carne viva; emise un sospiro sommesso e pensò: accidenti, perché non guardo dove vado? Chissà che male mi farà con l’acqua calda.

Fece per alzarsi.

Fu allora che notò la luce rossa della segreteria telefonica che lampeggiava. Guardò più attentamente.

Quattro chiamate mentre era fuori. Una sera movimentata.

Riavvolse il nastro e premette il tasto per ascoltare i messaggi, poi si voltò e si diresse nuovamente verso gli scaffali della libreria.

«Ciao, bellezza.» Pen non riconobbe la voce dell’uomo. «Mi dispiace che non sei in casa. Volevo parlarti del mio grosso cazzo e della tua calda figa.»



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