«Inutile, non c’è nessuno.»

Melanie riappese. Recuperò la scheda, si voltò e guardò Bodie con i grandi occhi.

«Vorrei che tutto si sistemasse», disse lui.

«Lo so.»

«Senti, forse potresti telefonare a qualcun altro, un vicino.»

Lei si morse il labbro e corrugò la fronte.

Cominciò a frugare nella borsetta e tirò fuori un librettino rosso.


Gli occhi di Pen, sdraiata nella vasca, si spostavano sulla pagina seguendo le righe delle parole. Sfioravano le frasi e lei non tratteneva il loro significato.

Mi dispiace che non sei in casa. Volevo parlarti…

E se chiama di nuovo?

Il mio grosso cazzo e la tua figa calda.

Lui era da qualche parte lì fuori, un maniaco e stava pensando a lei.

Forse in questo momento allunga la mano per prendere il telefono.

Pen voltò una pagina del libro. I suoi occhi seguivano le parole e intanto tendeva le orecchie aspettandosi di sentire il lontano squillo del telefono. Tutto quello che sentì fu il lento gocciolio dell’acqua vicino ai piedi.

Chissà, forse non ritelefona più.

Oh, telefonerà, telefonerà.

Già quattro volte quella sera.

Probabilmente quattro, perché lei ne aveva ascoltato solo tre.

Lei gli aveva parlato quattro volte. Pronto. Mi dispiace, ma non posso rispondere in questo momento. Se mi lascia nome e… Quattro volte la sua voce era corsa sul filo ed era risuonata vicino all’orecchio di lui come un intimo bisbiglio. Lei se lo immaginava solo nella sua camera in compagnia della voce. Le luci erano spente, così lui poteva fingere che la voce fosse presente, che la mano di Pen lo toccasse nel buio…

Maledetta segreteria telefonica.

Non gli avrebbe dato un’altra occasione di usare la sua voce.

Regala la segreteria telefonica. Dalla a papà. «Non voglio quel dannato aggeggio», avrebbe dichiarato suo padre. «Regalala a qualcun altro.» Bello scherzo, pensò Pen. Avvolgere l’apparecchio in carta da regalo e osservare la reazione di papà. Pen sorrise al pensiero.



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