
Ehi, pensò, complimenti, stai pensando a papà…
Che ne diresti se ti cacciassi la lingua…
Maledizione.
Strinse le cosce sollevando un’ondata di acqua calda che le lambì i seni. Voltò la pagina e continuò a leggere. «Penny si contorse sotto il letto.» Ehi, la protagonista ha il mio stesso nome. Tornò indietro di qualche pagina. Il nome Penny appariva quasi a ogni paragrafo. Chi è Penny? Che cosa succede? Sfogliando ciò che aveva letto finora, Pen si accorse di non aver assorbito neanche una parola.
Con un sospiro si mise seduta, allungò il braccio sopra il bordo della vasca e posò il libro sul pavimento accanto alla bottiglia di vino. Il bicchiere, poggiato sul bordo della vasca, era vuoto. Lo prese e lo riempì. Lo bevve per metà, poi tornò a riempirlo fino all’orlo e posò con cura la bottiglia sul bordo della vasca.
Non sbronzarti, potresti romperti la testa, uscendo e… Tale madre, tale figlia. Non avrebbe più dovuto preoccuparsi del suo amichevole vicino pervertito.
Attenta a non versare il vino, si abbassò di nuovo nell’acqua calda. Più bassa, stavolta. Appoggiò la testa sul poggiatesta gonfiabile. Tenne il bicchiere vicino alla faccia e fissò il Borgogna.
Il colore del lividore post mortem.
Mamma…
Cristo, non pensare a lei.
Questa stava diventando una notte memorabile.
Colpa di quel verme che non conosco neppure.
Come faccio a dire che non lo conosco?
La voce.
Potrebbe aver cambiato voce, camuffandola.
Individui del genere, però, non chiamano solitamente degli estranei? Aprono l’elenco telefonico, scelgono un nome qualsiasi, purché non sia di un uomo. Non serve usare solo le iniziali. Lui vede P. Conway e capisce che non è Peter.
