Sensibile e paurosa, ma non priva di senso dell’umorismo.

Bodie cambiò posizione sulla sedia. Si sentì un po’ meglio dopo aver accavallato le gambe. Stavolta era stato abbastanza furbo da scegliere un posto in prima fila. All’ultimo concerto era così compresso da non riuscire neppure ad accavallare le gambe. Guardò l’orologio: dieci minuti alle nove. Erano già trascorsi cinquanta minuti, ne mancavano ancora settanta. Si chiese se sarebbe sopravvissuto così a lungo.

La fine del pezzo fu sottolineata da un tranquillo applauso, e Bodie batté le mani più forte di tutti.

Penseranno che ho apprezzato il pezzo. Proprio così, apprezzo il fatto che sia finito.

Melanie lo guardò. La sua espressione non cambiò. Distaccata, solenne e altera. Bodie le strizzò l’occhio.

Lei si affrettò a distogliere lo sguardo, ma arrossì. Un po’ di colore apparve su collo e faccia. Si mosse leggermente, poi irrigidì la schiena più di prima e appoggiò fermamente il mento contro il violino nell’attesa di riprendere a suonare.

La nuova melodia risuonò identica a quella precedente.

Ci risiamo.

Bodie guardò di nuovo l’orologio. Erano trascorsi soltanto due minuti.

Non preoccuparti, si disse. Finirà. Alla fine. Poi la libertà. Potrai stirarti, rilassarti. Una lunga passeggiata fino a Sparkey’s. Una pizza al salame e un boccale di birra. Sollievo.

Basta resistere fino alle dieci.

Ma c’è qualcuno a cui piace realmente questa musica? La sala era abbastanza affollata. Non era possibile che i presenti fossero tutti fidanzati, parenti o amici dei suonatori. Be’, molti erano studenti e insegnanti della scuola di musica. Probabilmente si bevevano il concerto, allo stesso modo in cui Melanie…

Lei si piegò come se le avessero sferrato un calcio nella schiena, anche se dietro di lei non c’era nessuno. Si portò le mani al viso. Il violino cadde sul pavimento. Il violoncellista alla sua sinistra fece appena in tempo a evitare l’archetto. La ragazza emetteva strani suoni soffocati, un tremito le scuoteva il corpo.



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