
Bodie balzò in piedi e corse verso di lei.
Un infarto?
Un colpo apoplettico? Epilessia?
Bodie si fermò davanti a Melanie, facendo attenzione a non calpestare il violino, e le afferrò i polsi. Le braccia rigide della ragazza si contorsero nella stretta come pervase da una scarica elettrica.
«Melanie!» La voce di lui non ebbe nessun effetto.
Bodie le immobilizzò le braccia ai lati del corpo. Il viso della ragazza era a pochi centimetri dal suo, grigio e contorto, gli occhi rovesciati, la lingua penzoloni. La saliva le colava sul mento. Il suo respiro sibilante alitava caldo sulla faccia di Bodie.
Qualcuno inciampò su di lui. Si accorse che erano circondati da una folla. Le persone mormoravano, alcune facevano domande, altre pronunciavano consigli.
«Indietro!» gridò Bodie.
Era spaventato. Non era mai stato così spaventato. Era come se Melanie fosse stata colpita da una scossa elettrica.
«Un medico», disse una voce dietro di lui. «Chiamate un medico o un’ambulanza.»
«Sì, fate presto!» gridò Bodie.
La sedia di Melanie s’inclinò di colpo mentre lei puntava i piedi sul pavimento. La sedia cadde e si abbatté su di lui. Bodie che stava tirando le braccia di Melanie perse l’equilibrio e barcollò all’indietro. Qualcuno cercò di afferrarlo, inutilmente. Cadde a terra, con sopra la ragazza la cui fronte gli picchiò sul naso.
A un tratto il tremito cessò e la rigidità del corpo di Melanie si attenuò. Giaceva immobile. Bodie sentì il sapore del sangue che dal labbro superiore gli gocciolava in gola. «Stai bene?» domandò.
Melanie scosse la testa. «Devo andare a casa», mormorò. Guardò la folla raccolta attorno a loro. «Mi dispiace», aggiunse, e scoppiò in lacrime.
