— A quale costo? — chiese la signora Camden. Aveva mantenuto il collo rigido, ma i muscoli sulle mascelle continuavano a fremere.

— Nessun costo. Assolutamente nessun effetto collaterale negativo.

— Per il momento — ribatté seccamente la signora Camden.

Susan alzò le spalle. — Per il momento.

— Ma hanno soltanto quattro anni! I più grandi!

Ong e Krenshaw la stavano esaminando attentamente. Susan si accorse del momento in cui la Camden se ne rese conto: la donna sprofondò nuovamente nella poltrona, stringendosi addosso la pelliccia, con espressione vacua.

Camden non guardò la moglie. Produsse una nuvoletta di fumo di sigaretta. — Tutto ha dei costi, dottoressa Melling.

Alla donna piacque il modo in cui lui pronunciò il suo nome. — Generalmente sì. In particolare nella modificazione genetica. Ma, onestamente, in questo caso non siamo riusciti a trovarne alcuno, nonostante le ricerche. — Sorrise direttamente negli occhi di Camden. — È forse troppo credere che, per una volta, l’universo ci abbia dato qualcosa di interamente buono, che sia realmente un passo avanti, un vero beneficio privo di sanzioni nascoste?

— Non l’universo. L’intelligenza di persone come lei — rispose Camden, sorprendendo Susan più di quanto fosse accaduto in precedenza. Lo sguardo dell’uomo aveva bloccato quello di lei. Susan sentì qualcosa serrarle il petto.

— Penso — disse seccamente il dottor Ong — che la filosofia dell’universo vada oltre l’argomento che ci interessa, ora. Signor Camden, se non ha ulteriori domande di tipo medico da porre, potremo forse tornare alle questioni legali che la signora Sullivan e il signor Jaworski hanno evidenziato. Grazie, dottoressa Melling.

Susan annuì. Evitò di guardare di nuovo Camden, ma continuò a essere cosciente di cosa diceva, dell’espressione che aveva, del fatto che fosse lì.



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