
Nancy Kress
Mendicanti e superuomini
A Miriam Grace Monfredo e Mary Stanton senza il cui incoraggiamento nei momenti difficili questo libro non sarebbe stato finito.
Prologo
2106
Il risuonare dell’allarme di sovrapposizione a priorità assoluta lacerò l’aria nel cavernoso camerino dietro le quinte. Drew Arlen, l’unico occupante, voltò di scatto la testa in direzione dell’olo-terminale accanto alla toeletta. Lo schermo registrò l’impronta della sua retina e apparve il volto di Leisha Camden.
— Drew, hai sentito?
L’uomo sulla carrozzella, la parte superiore del corpo eccessivamente muscolosa sulle gambe avvizzite, riprese a truccarsi gli occhi. Si sporse in avanti verso lo specchio della toeletta. — Sentito cosa?
— Hai visto il "Times" delle sei?
— Leisha, devo essere in scena fra quindici minuti. Non ho sentito proprio niente. — Udì il suono della propria voce farsi sgradevole e sperò che lei non lo notasse. Perfino dopo tutto quel tempo. Perfino alla semplice vista dell’ologramma di lei.
— Miranda e i Super… Miranda… Drew, hanno costruito un’intera "isola". Al largo della costa del Messico. Hanno usato nano-tecnologia e gli atomi dell’acqua di mare, il tutto praticamente nel giro di una sola nottata!
— Un’isola — ripeté Drew. Corrugò la fronte davanti allo specchio, si passò l’ombretto insistentemente.
— Non si tratta di una costruzione galleggiante. È una vera e propria isola che arriva giù fino alla piattaforma continentale. Ne eri al corrente?
— Leisha, ho un concerto fra quindici minuti…
— Lo sapevi, vero? Sapevi quello che stava facendo Miranda. Perché non me lo hai "detto"?
Drew voltò la carrozzella elettrica per fissare i capelli dorati di Leisha, i suoi occhi verdi, la sua pelle perfetta modificata geneticamente. Sembrava avere trentacinque anni. Ne aveva novantotto.
