
Tutto questo suscitava più commenti che attenzione. Sembrava una reliquia di un tempo passato, forse di una mezza dozzina di generazioni addietro, quando qualche pazzo aveva inventato parecchi pii rituali. Il guaio di tutta quella roba, sebbene avesse lo scopo di rendere la vita migliore e più interessante, era che la vita non migliorava mai, e che un uomo doveva continuare a trovare da sé nuovi interessi. Dopo un po’, anche una comunità contadina avrebbe potuto accorgersene. Perciò White Jackson quasi si aspettava che un tipo indipendente come Black Jackson arrivasse a stringergli la mano o a fare qualcosa del genere, prima di scoprirlo ufficialmente alla mattina. A parte il fatto che forse, anche se un Honor non doveva farlo, Black poteva preoccuparsi per lui.
L’amsir aveva cominciato improvvisamente a esalare quell’odore caratteristico che Jackson aveva studiato sin dall’infanzia. Cautamente, provò a togliersi la calotta, e constatò che in effetti si trovava all’interno del raggio delle condizioni accettabili, anche se il terreno sotto i suoi piedi era ancora quello del deserto, e respirare richiedeva un certo sforzo nell’aria gelida. Era molto più lontano di quanto osassero spingersi i contadini. Più avanti, avrebbe incontrato una quindicina di braccia di erba incolta intorno al perimetro, prima che cominciassero i campi. Durante l’inverno, quella fascia si restringeva, ma restava sempre un po’ più ampia di sette braccia. Per una parte dell’anno, quando le giornate erano lunghe e il Sole alto batteva crudo sulle griglie scintillanti in cima alla Spina, la fascia poteva allargarsi fino a diciotto braccia. I campi non l’invadevano mai. Un contadino (White Jackson era arrivato da un pezzo a quella conclusione) era un uomo capace di rimuginare giorno e notte per trovare il modo di sottrarre mezza spanna di terreno a un vicino, ma neanche per tutto Ariwol si sarebbe tagliato le dita sul filo di una pergamena.
