Con tutte quelle informazioni che circolavano tra gli umani sin da quando il tempo aveva avuto inizio con la creazione della Spina, era inconcepibile che gli amsir non avessero dedotto quanto c’era di vero e quanto gli umani credevano, in modo da regolarsi di conseguenza. Gli amsir, dopotutto, erano nel deserto al di là dei campi fin dall’inizio del tempo, e avevano visto molti contadini usare l’aratro e molti Honor balzare fuori da una duna, in un’imboscata notturna.

Si diceva che il mondo non fosse stato fatto per gli amsir: gli amsir erano stati fatti per il mondo. In ogni caso, non era un mondo per gli uomini, e si poteva presumere che gli uomini lo sapessero. Quindi, pensò White Jackson mentre correva sulla sabbia, con lievi vortici nello spazio immediatamente intorno a lui, come se l’aria fosse quasi acqua bollente, che intenzioni aveva l’amsir? Si aspettava davvero che lui lo seguisse oltre l’orizzonte della Spina e stramazzasse morto per fargli piacere?

Sembrava che fosse proprio così.

Era proprio così. Dopo aver visto un amsir sfuggire a un’imboscata e mantenere scrupolosamente una velocità dimezzata fingendo di correre con tutte le sue forze, White Jackson era pronto a credere che cacciare gli amsir fosse molto più complicato di quanto gli avessero mai detto. Poco prima, la bestia aveva cominciato a farlo girare intorno a una delle rare rocce affioranti, e Jackson si era aspettato che altri tre o quattro amsir lo attendessero per balzargli addosso. E invece non era accaduto nulla; la curva ampia del loro percorso aveva ormai superato la spugnosa sporgenza di roccia arancio-sanguigna, e cominciava a ripiegare dietro di essa. La distanza dalla roccia gli permetteva di vedere che lui e l’uccellaccio infido erano le due sole cose vive, in quell’area.



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