
La Morte alzò le spalle.
«A ME PIACE» disse. «È PIENA DI VITA.»
«Signora?»
«SÌ.»
«Che cos’è il curry?»
Le fiammelle azzurrognole balenarono nel profondo degli occhi della Morte.
«HAI MAI DATO UN MORSO A UN CUBETTO DI GHIACCIO INCANDESCENTE?»
«No, signora» disse Morty.
«IL CURRY È UNA COSA DEL GENERE.»
«Signora?»
«SÌ?»
Morty deglutì con fatica. «Mi scusi, signora, ma mio padre dice che quando non capisco devo chiedere.»
«DAVVERO ENCOMIABILE» disse la Morte. Si gettò in una stradina laterale, mentre le persone si disperdevano davanti a lei come fossero molecole libere.
«Ebbene, signora, non ho potuto fare a meno di notare, insomma, il fatto, signora, è che…»
«FUORI IL ROSPO, RAGAZZO.»
«Come fa lei a mangiare, signora?»
La Morte si bloccò di colpo e così Morty le andò a sbattere contro. Quando il ragazzo aveva cominciato a parlare lei gli aveva subito fatto un gesto perché rimanesse in silenzio. Sembrava stare ascoltando qualcosa.
«A VOLTE, SAI» disse, quasi a se stessa «MI SENTO DAVVERO SCONVOLTA.»
Si girò sui tacchi e si diresse velocemente verso un vicolo mentre il mantello le sventolava alle spalle. Il vicolo procedeva curvando tra pareti oscure ed edifici addormentati, non era una via di grande transito quanto piuttosto un buco tortuoso.
La Morte si fermò accanto ad un decrepito barile d’acqua e vi infilò dentro un braccio, tirando fuori un piccolo sacco con un mattone legato ad esso. Estrasse la spada, una linea di blu luccicante nell’oscurità, e tagliò via la corda.
«SONO ARRABBIATA DAVVERO MOLTISSIMO» disse. Rovesciò il sacco e Morty vide dei patetici resti di pelo intriso d’acqua scivolare fuori per andare a giacere nella pozzanghera che si stava formando sull’acciottolato. La Morte allungò una mano dalle bianche dita e li accarezzò con dolcezza.
