
Gli altri commensali non li degnarono di grande attenzione, nemmeno quando la Morte si appoggiò all’indietro e si accese una bellissima pipa. È richiesto un certo sforzo per riuscire ad ignorare uno che emette fumo dalle orbite degli occhi, ma tutti ci riuscirono alla perfezione.
«È una magia?» chiese Morty.
«CHE INTENDI DIRE?» disse la Morte. «SE SONO DAVVERO QUI, RAGAZZO?»
«Sì» disse lentamente Morty. «Io… io ho osservato le altre persone. La guardano ma non la vedono, penso. Lei fa forse qualcosa alle loro menti?»
La Morte scosse la testa.
«FANNO TUTTO DA SOLI» disse. «NON C’È ALCUNA MAGIA. LE PERSONE NON POSSONO VEDERMI, NON PERMETTEREBBERO MAI A SE STESSE DI FARLO. FINCHÉ NON È ARRIVATO IL LORO MOMENTO, OVVIAMENTE. I MAGHI MI POSSONO VEDERE E ANCHE I GATTI. MA L’UOMO MEDIO… NO, MAI.» Sbuffò un anello di fumo verso il cielo e aggiunse «STRANO MA VERO.»
Morty osservò il cerchio di fumo ondeggiare nell’aria e poi venire sospinto verso il fiume.
«Ma io la posso vedere» disse.
«È DIVERSO.»
Il cameriere klatchiano arrivò con il conto e lo lasciò di fronte alla Morte. L’uomo era scuro e tarchiato con un taglio di capelli simile a una noce di cocco esplosa a supernova e il suo volto rotondo assunse un aspetto perplesso quando la Morte annuì in maniera garbata. Scosse la testa come qualcuno che cerca di sbarazzarsi del sapone che gli è rimasto nelle orecchie e si allontanò.
La Morte infilò una mano nelle profondità della sua tunica e tirò fuori una grossa borsa di cuoio piena di monete di bronzo assortite, la maggior parte di esse azzurrognole e verdi per l’età. Esaminò attentamente il conto. Scelse quindi una dozzina di monete.
