
«VIENI» disse. «DOBBIAMO ANDARE.»
Morty le si mise a trotterellare dietro mentre lei camminava impettita fuori dal giardino e nella strada che era ancora molto affollata sebbene all’orizzonte si notassero già le prime avvisaglie dell’alba.
«E adesso che cosa facciamo?»
«COMPRIAMO DEI VESTITI NUOVI PER TE.»
«Ma questi erano nuovi oggi… cioè ieri.»
«DAVVERO?»
«Mio padre ha detto che quel negozio era famoso per i suoi vestiti» disse Morty mettendosi a correre per tenere il passo.
«AGGIUNGONO CERTAMENTE UNA NOTA ULTERIORMENTE ORRIBILE ALLA POVERTÀ.»
Svoltarono in una strada più grande che conduceva in un quartiere più ricco della città (le torce erano più vicine l’una all’altra e gli escrementi più lontani). Qui non c’erano bancarelle e venditori ambulanti, ma lussuosi edifici con insegne appese all’esterno. Non erano semplici negozi, erano dei veri e propri empori: avevano grande scelta di merce, poltroncine e sputacchiere. La maggior parte di essi era ancora aperta a quest’ora della notte, in quanto il commerciante medio di Ankh non riesce a dormire a forza di pensare ai soldi che non sta guadagnando.
«Ma questa gente non va mai a letto?» chiese Morty.
«QUESTA È UNA CITTÀ» disse la Morte e aprì la porta di un negozio di abbigliamento. Quando uscirono fuori, una ventina di minuti più tardi, Morty indossava un abito nero che gli calzava a pennello con un leggero ricamo argentato mentre il negoziante osservava una manciata di antiche monete di rame e si chiedeva come avesse fatto di preciso ad esserne entrato in possesso.
«Come tira fuori tutte quelle monete?» chiese Morty.
«A COPPIE.»
Un barbiere che teneva aperta la bottega tutta la notte, aggiustò i capelli di Morty con un taglio all’ultima moda fra i rampolli cittadini mentre la Morte si rilassava nella poltroncina accanto, canticchiando fra sé e sé. Con sua grande sorpresa, si sentiva di buon umore.
