Pertanto, per avermi inconsapevolmente fornito l’ispirazione per un romanzo che io non sapevo (all’origine) di dover scrivere, dedico questo libro:


Al mio Buon Amico ROBERT SILVERBERG

Ah, a proposito, la storia comincia con il capitolo 6. Non è un errore. Ho i miei buoni motivi. Quindi, basta che la leggiate e, mi auguro, la gustiate.

PARTE PRIMA

Contro la stupidità…

6

— Inutile! — esclamò con asprezza Lamont. — Non ho ottenuto niente. — Aveva un’espressione imbronciata che s’intonava con gli occhi infossati e il lungo mento un po’ asimmetrico. L’espressione imbronciata era presente anche nei suoi momenti migliori, e quello non era uno dei suoi momenti migliori. Il suo secondo colloquio ufficiale con Hallam era stato un fiasco più grosso del primo.

— Non fare il tragico — disse Myron Bronowski, placido.

— Non ti aspettavi niente. Me lo hai anche detto. — Stava gettando in aria delle arachidi che poi acchiappava al volo con la bocca dalle labbra tumide. Non ne sbagliava una. Non era molto alto né molto magro.

— Non è che mi faccia piacere. Ma hai ragione, non importa. Ci sono altre cose che posso fare e ho intenzione di farle e, in più, dipendo da te. Se solo tu riuscissi a scoprire…

— Non finire la frase, Pete. La so a memoria. Tutto quello che devo fare è decifrare il pensiero di un’intelligenza non umana.

— Un’intelligenza migliore di quella umana. Gli esseri del para-universo stanno tentando di farsi capire.

— Può darsi — sospirò Bronowski — ma tentano di farlo tramite la mia intelligenza che è migliore di quella umana, come qualche volta mi capita di pensare, ma non di molto. Qualche volta, la notte, me ne sto sveglio al buio a chiedermi se tra intelligenze diverse la comunicazione sia possibile; oppure, se ho avuto una giornata particolarmente storta, se la frase “intelligenze diverse” abbia addirittura un significato.



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