
Poul Anderson
Nessuna tregua con i re
— Una canzone, Charlie! Cantaci qualcosa!
— Dai, Charlie!
Dentro la mensa erano tutti ubriachi e gli ufficiali di grado più basso, in fondo al tavolo, facevano addirittura più chiasso dei loro superiori che circondavano il colonnello. Neppure i tappeti e i drappeggi riuscivano ad attenuare il frastuono che riecheggiava tra le pareti di pietra, provocato dalle grida, dagli stivali, dai pugni pestati sulla quercia, dal tintinnare delle tazze innalzate nei brindisi. Le bandiere del reggimento, appese in alto alle travi nascoste nell’ombra, si muovevano nella corrente come per prendere parte a quel caos, mentre le lanterne sui loro ganci e le fiamme nel camino illuminavano ammiccanti le armi e i trofei.
A Echo Summit l’autunno è precoce e fuori dall’edificio imperversava la tempesta. Il sibilo del vento tra le torri di guardia e gli scrosci di pioggia nei cortili creavano un sottofondo invadente. In quella notte del diciannove settembre, sembrava veramente che i morti usciti dal cimitero stessero cercando la strada per arrivare alla festa, come voleva la leggenda. Ma nessuno ci pensava nella mensa, e neppure nelle camerate, fatta eccezione per il maggiore. La Terza Divisione, detta dei Catamounts o dei Leopardi, era nota come la più scalmanata dell’intero esercito degli Stati Americani del Pacifico. Il reggimento dei Rolling Stones, poi, era il più scatenato di tutti.
— Forza ragazzo, inizia! Sei l’unico che canta decentemente nell’arco di tutta questa maledetta Sierra — urlò il colonnello Mackenzie.
