
«Dormi bene, Cenerentola,» chiamò. «Adesso puoi lavarti il viso, ma ritorna, ti prego.»
Richard Hillary, romanziere inglese, nauseato e lucido, osservò in tono ironico:
«Dai, lo dici come se temessi che lei non tornasse.»
«Per ogni cosa c'è una prima volta, Rickybach,» gli disse in tono cupo Dai. «Non ci preoccupiamo abbastanza della Luna.»
«E tu ti preoccupi troppo di lei,» ribatté freddamente Richard. «Leggendo una massa vomitevole di fantascienza.»
«Ah, la fantascienza è il mio cibo e la mia bevanda… be', insomma, per lo meno è il mio cibo. Vomitevole, dici… forse stavi pensando alla dragonessa Errore che vomita libri, nella Regina delle Fate, immaginando che essa, dopo tutto l'odio stantio di Spenser, rigetti ora le opere complete di H.G. Wells, Arthur C. Clarke, ed Edgar Rice Burroughs,»
La voce di Hillary si fece glaciale.
«La fantascienza è volgare come tutte le forme artistiche che si occupano di fenomeni, invece che di persone. Dovresti saperlo anche tu, Dai. I gallesi non sono di cuore caldo?»
«Freddi come pesci,» replicò con orgoglio il poeta. «Freddi come la stessa Luna, che è un potere assai più grande, sulla vita, di quanto voi anglo-normanni sacrileghi, sentimentali, avvezzi alle taverne e infatuati di umanesimo e degenerati possiate mai immaginare.» Con un ampio gesto del braccio, indicò la Centrale. «Energia da Mona.»
«David!» esplose il romanziere. «Tu sai benissimo che questo giocattolo per trarre energia dalle maree è semplicemente un trucchetto per ammansire gente come me, che è contro l'energia atomica per le sue applicazioni belliche. E per favore, non chiamare le Luna Mona… si tratta di etimologia popolare. Mona può essere un'isola gallese, se proprio vuoi… Anglesey… ma non un pianeta gallese!»
