
Don Guillermo Walker, socchiudendo gli occhi e cercando di penetrare la fitta giungla di nubi nere del Nicaragua, per scorgere lo scintillio d'inchiostro del Lago Managua, decise che bombardare la roccaforte del presidente nella protezione delle tenebre dell'eclissi era stata un'idea puramente teatrale, una improvvisazione da terzo atto dettata dalla disperazione, come quella di presentare Giovanna nuda sotto un impalpabile negligée nella Decisione d'Algiers, che non aveva salvato quella tragedia da un destino ignominioso.
L'eclissi non produceva un buio così fitto, aveva scoperto, e i tre cacciabombardieri del presidente avrebbero potuto avvistare e abbattere il suo vecchio Seabee in pochi secondi, ponendo la parola fine alla Rivoluzione dei Migliori, o per lo meno al contributo che a essa poteva dare l'autonominato discendente diretto del primo William Walker che, intorno al 1850, aveva esercitato l'onorevole professione del filibustiere nel Nicaragua. Era come una notte di novilunio, le stelle erano chiare, sopra le nubi… e l'idea appariva dannatamente disperata.
Se lui riusciva a lanciarsi dalla carlinga, sarebbe stato preso prigioniero. Non pensava di poter sopportare i loro sistemi di ricerca, se non trasformandosi in un bambino di tre anni.
Troppa luce, troppa luce! «Tu sei una sporca, tipica istriona d'avanspettacolo!» gridò Don Guillermo alla luna ramata. «Non sai neppure cosa voglia dire cancellarti!»
A duemila miglia da Wolf Loner e dal suo banco di nubi, in direzione est, Dai Davies, poeta gallese, vigoroso e sbronzo, agitò le braccia in segno di saluto, da un punto vicino alla cupa massa torreggiante della Centrale di Energia Marina Sperimentale della Severn, rivolgendosi alla fosca Luna che affondava nel cielo sereno del Canale di Bristol, al di là della Punta di Portishead, mentre il chiarore sempre più diffuso dell'aurora cancellava lentamente le stelle, alle sue spalle.
