
Guardò di nuovo in basso, ed era in piedi su di un biancore scintillante. Non un biancore letterale, eppure l'effetto di una nevicata fresca del Minnesota, quando il cielo si era rasserenato e la neve fresca aveva scintillato del riverbero delle stelle, in una notte di novilunio, era stato riprodotto con infernale precisione. Emanazioni di ossido di carbonio, il gas che era filtrato regolarmente attraverso la pomice e l'ossido del suolo di Piatone, d'un tratto si erano cristallizzate ovunque, in fiocchi di neve secca, che si erano formati direttamente sul suolo polveroso, o erano caduti su di esso quasi istantaneamente.
Don sorrise, sentendosi un po' meno inumanamente distante dalla vita. La luna non era diventata ancora per lui una Madre, tutt'altro, ma cominciava lentamente a sembrare una fredda, arida Sorella Maggiore.
L'aria profumata accarezzava la convertibile che portava Paul Hagbolt e Margo Gelhorn e la gatta Miao lungo l'Autostrada della Costa del Pacifico. A intervalli quasi regolari, un ingiallito cartello stradale cominciava a ingrandire, in lontananza, e avvicinandosi si poteva leggere STRADA SDRUCCIOLEVOLE o CADUTA MASSI, e poi il cartello spariva dal campo di luce dei fari. L'autostrada era una striscia d'asfalto stretta che si stendeva tra la spiaggia e un dirupo quasi verticale, alto circa trenta metri, di materiale geologicamente infantile… sedimentario, sabbia, ghiaia, e altri materiali sedimentari, benché qua e là da esso sporgessero delle rocce più grandi.
Margo, con i capelli al vento, sedeva con le spalle girate e il corpo in una posizione precaria, con le ginocchia sul sedile tra lei e Paul, in modo da potere osservare la Luna bronzea e fumosa. Aveva disteso la giacchetta in grembo. Sopra di essa si trovava Miao, acciambellata come una grigia noce di cocco, addormentata rapidamente, o per lo meno abilissima nell'imitare il sonno.
