
Poi Paul tacque.
«Ebbene?» lo incoraggiò Margo. «Avevi detto che le foto erano quattro.»
«Ho visto la quarta oggi,» disse lui, in tono guardingo. «Scattata la notte scorsa. L'area di distorsione era ancora più vasta. Questa volta, in essa era compreso anche il bordo della Luna. L'immagine della Luna non era stata influenzata dal fenomeno.»
«Paul! Dev'essere stato quello che ha dichiarato l'automobilista… nella stessa notte!»
«Non credo. È difficile vedere a occhio nudo una stella nelle vicinanze della Luna. Inoltre, quello che dicono i profani non conta nulla.»
«Be',» ribatté lei, «Certamente sembra che qualcosa si stia avvicinando alla Luna. Prima Plutone, poi Giove, poi Venere, ogni volta più vicino.»
La strada descriveva un'ampia curva, verso sud, e la fosca luna di rame apparve sospesa sul Pacifico, mentre essi viaggiavano.
«Aspetta un momento, Margo,» protestò Paul, staccando per un istante la mano sinistra dal volante. «Anche a me è venuta la stessa idea, così ho chiesto un parere a Van Bruster. Lui afferma che è assolutamente inverosimile che un solo campo, viaggiando nello spazio, fosse stato responsabile delle quattro distorsioni. Lui crede che il fenomeno sia stato causato da quattro campi diversi, privi di alcun collegamento tra loro… e così è fuori discussione l'ipotesi che qualcosa si stia avvicinando alla Luna. E c'è di più… lui dice che non è rimasto troppo sorpreso, alla vista di quelle foto. Secondo lui, gli astronomi sono da anni a conoscenza della possibilità teorica di esistenza di simili campi, e ora le prove concrete non cominciano ad apparire per puro caso, ma grazie ai telescopi elettronici e alle emulsioni fotografiche ultrarapide, che vengono usate da quest'anno. Le distorsioni appaiono nelle istantanee stellari, mentre con esposizioni più lunghe non sarebbero mai apparse.»
