Il faro della polizia stava frugando i cespugli, dall'altra parte della strada, ora, così lei continuò la traversata del prato, silenziosa e agile e invisibile. Decise che poteva trattarsi certamente della casa dalla quale aveva visto giungere il lampo di un cannocchiale, quando al tramonto lei aveva fatto il bagno.

Mano a mano che andava avanti, il buio s'infittiva intorno a lei. Quando girò intorno a un'altra macchia di palme, udì il ronzio di un piccolo motore elettrico, e per poco non si scontrò con un abito bianco che era seduto all'oculare di un grande telescopio bianco, montato su un treppiedi bianco e puntato verso il cielo occidentale.

Il vestito si rizzò a sedere, con una sorta di strattone che mostrò come esso venisse aiutato da un bastone, e una voce disse in alto, tremando:

«Chi è?»

«Buonasera,» rispose Barbara Katz, usando il tono più caldo e gentile che conosceva. «Credo che lei mi conosca… sono la ragazza che si cambiava, indossando il bikini a strisce nere e gialle. Posso osservare l'eclissi con lei?»

CAPITOLO III

Paul Hagbolt guardò le cime delle montagne, davanti a lui, là dove l'Autostrada della Costa del Pacifico deviava verso l'interno, e iniziava a inerpicarsi. Oltre la curva vicina, tra la strada e il mare, torreggiava il terrapieno roccioso alto novanta metri sul quale sorgeva Vandenberg Due, la casa del Progetto Luna, e la più nuova base dell'Astronautica degli Stati Uniti, irta di piste di lancio e di piattaforme di atterraggio. Ai piedi del terrapieno scintillavano grandi reticolati, e lungo la sommità, che pareva stendersi a perdita d'occhio, ammiccavano delle livide luci rosse. Scintillante e ammiccante, la base spaziale torreggiava misteriosa al centro della V formata dal divergere dell'autostrada e dell'oceano… torva e minacciosa rocca feudale del futuro.



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