
CAPITOLO IV
La convertibile che portava Margo Gelhorn e la gatta Miao e Paul Hagbolt sobbalzava lungo la strada sconnessa, con la roccia brulla ed erta di nuovo a destra, la sabbia della spiaggia a sinistra, entrambe, ora, a meno di un metro di distanza. Allontanandosi dall'autostrada, la notte pareva chiudersi intorno a loro come un nero coperchio. I tre viaggiatori avvertivano pienamente, ora, la solitaria oscurità della luna in eclissi che s'inerpicava per i sentieri stellati del cielo. Anche Miao si era messa a sedere sulle zampe posteriori, per guardare avanti con occhi fosforescenti.
«Tra le altre cose, questa strada probabilmente conduce alla porta posteriore di Vandenberg Due,» stava ruminando Paul. «La porta della spiaggia, la chiamano. Naturalmente, io dovrei passare dalla porta principale, ma in un buio così…» Poi, dopo qualche secondo, «È buffo vedere come questi maniaci dei dischi volanti tengano sempre le loro riunioni accanto a qualche base missilistica, o a qualche centrale atomica. Sperano forse che un po' di chiasso e di splendore riesca a filtrare fino a loro, immagino. Sapevi che una volta l'Astronautica era sospettosa, nei loro confronti?»
I fari illuminarono una frana, che bloccava una buona metà della strada. La terra franata era alta fin quasi al cofano della macchina, e recente, a giudicare dall'aspetto umido del terriccio. Paul fermò l'auto.
«Fine della spedizione dei dischi volanti,» annunciò, allegramente.
«Ma gli altri sono andati avanti,» disse Margo, alzandosi di nuovo in piedi. «Vedi laggiù? È in quel punto che hanno aggirato la frana, per proseguire.»
