«In casa? Sapendo che Don è lassù? Io ho intenzione di vedere questa eclissi dall'inizio alla fine… magari dalla strada costiera, se durerà a sufficienza.»

«In questo caso,» disse Paul, con calma, «Farai meglio a prendere qualcosa di più pesante del tuo giacchettino. Lo so che adesso sembra caldo, ma le notti californiane sono ingannevoli.»

«Perché, le notti sulla Luna non lo sono, forse? Ecco, reggimi tu Miao.»

«Perché? Se credi che io possa dare un passaggio a un gatto libero…»

«Perché questa giacca è troppo calda! Bene, prendila e ridammi Miao. Perché non devi far salire in macchina un gatto? Sono persone, proprio come noi. Non è così, Miao?»

«Non sono persone. Sono soltanto dei bellissimi animali.»

«Sono persone. Perfino il tuo divino Heinlein ammette che essi sono cittadini di seconda classe, buoni quanto gli aborigeni o i feddayn.»

«Me ne infischio della parte teorica, Margo. Semplicemente, rifiuto di far salire a bordo delia mia decapottabile, con la capote abbassata, un gatto in libertà.»

«Miao non è nervosa. È una ragazza.»

«Le femmine sono calme, per caso? Guardati allo specchio!»

«Allora non la prendi a bordo?»

«No.»


A circa un quarto di milione di miglia dalla Terra, in direzione delle stelle, la Luna si andava trasformando, da un colore spettrale dorato al pallido bronzo, mentre lentamente costeggiava i bordi dell'ombra del globo più grande. Sole, Terra e Luna si stavano allineando nel cosmo. Era la decimiliardesima eclissi della Luna, milione più, milione meno. Nulla di straordinario, in realtà, eppure sotto la velata coltre atmosferica della Terra centinaia di migliaia di persone stavano già assistendo allo spettacolo, dalla faccia notturna del pianeta, che ora si stendeva attraverso l'Atlantico e le Americhe, dal Mare del Nord alla California, e dal Ghana all'Isola di Pitcairn.

Gli altri pianeti erano quasi tutti dall'altra parte del Sole, lontani come persone all'estremità opposta di una grande casa.



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