Le stelle erano occhi e scintille di ghiaccio e brina, occhi senza dimensioni, nelle tenebre, lontane come case dalle finestre illuminate, sull'altra riva dell'oceano.

La coppia Terra-Luna, vicina nello splendore della fornace solare, era quasi sola in una nera foresta larga venti milioni di milioni di miglia. Una stuazione ove la solitudine era quasi spaventosa, terrificante, specialmente se si immaginava che qualcosa di totalmente ignoto si stesse muovendo in quella foresta, avvicinandosi strisciando, facendo tremolare la fredda luce dello spazio siderale.


Lontano, nel cuore nel Nord Atlantico, uno spruzzo di acqua nera negli occhi destò Wolf Loner da un raggelante incubo di terrore, in tempo per vedere l'ultima finestra dai contorni spezzati, alta nel nero banco di nubi che si andava addensando a occidente, chiudersi e nascondere la luna ramata. Sapeva che era l'eclissi a rendere fumoso il globo lontano, eppure, nell'ultimo riverbero dei suoi incubi, la Luna pareva chiamare aiuto da un edificio in fiamme… Diana in pericolo. Le nere onde silenziose e il vento sul curvo tamburo teso della vela, presto, rollando e beccheggiando e gracchiando, cancellarono anche l'ultimo ricordo dell'inquietante visione.

«La ragione è ritmo,» disse ad alta voce Wolf Loner, senza rivolgersi ad alcuno, nel raggio di cinque miglia o, per quello che lui sapeva, duecento… essendo quest'ultima la distanza che, secondo i suoi calcoli, doveva separarlo da Boston, nel corso della sua traversata solitaria verso oriente, iniziata a Bristol.

Controllò la posizione della vela, e la solidità delle sartie, poi si calò, mettendo avanti i piedi, nella cabina spaziosa come una bara scomoda, per schiacciare un pisolino più caldo e più lungo.


Tremila miglia a sud della piatta imbarcazione del navigatore solitario, il transatlantico di lusso Principe Carlo sfrecciava come un gabbiano in un gran cielo d'acqua verso Georgetown e le Antille, attraverso una nebbia invisibile di onde radio convergenti.



7 из 447