
Era tempo di mostrare alle forze della distruzione che avevano di fronte una potenza con la quale dovevano fare i conti.
Era per questo che i sei si erano radunati in quella stanza angusta e scomoda, protetti da quegli pseudonimi che erano giunti a considerare come i soli importanti, per decidere il dove, il come e il quando di quell'annuncio che si preparavano a fare. Anche se fra loro non c'era un capo riconosciuto, fu Spider quello che parlò per primo e più a lungo, perché più degli altri aveva il dono della concretezza.
Quando era infiammato dalla Causa, Spider sapeva essere avvincente. Il suo corpo era solo un errore dei geni di famiglia: nell'involucro di quel corpo gioviale e grassoccio, ardeva l'anima di una figura alta e sepolcrale i cui antenati spirituali avevano un tempo dimorato nelle camere di tortura dell'Inquisizione. Non aveva mai esitazioni, non ritrattava mai ciò che aveva detto. Perché lui sapeva. Sapeva ciò che era giusto, ciò che era sacrosanto, ciò che andava fatto. I suoi compagni lo ascoltavano con rispetto. Anche loro provavano le stesse emozioni, ma non erano in grado di esprimerle con la sua stessa facilità.
In quei giorni, per loro costituiva un pericolo trovarsi tutti insieme in uno stesso luogo, come in quel momento. Come risultato delle loro recenti attività, l'organizzazione aveva subito delle ferite, anche se non mortali. Ma proprio quelle attività avevano suscitato più di un interesse casuale da parte delle autorità, quanto bastava perché i sei si fossero visti costretti a prendere parecchie precauzioni per raggiungere quel luogo senza essere scoperti. Ognuno di loro era certo di non essere stato seguito. L'estrema cautela era il loro scudo, l'anonimato la loro protezione. Nessuno di loro sapeva su quali mondi esistessero cellule dell'organizzazione. I governi erano tenaci, ma sciocchi, facili da raggirare.
