
«Davvero ottimo. Accetto il lavoro, e vedrò di fare il possibile.» Ormai, Ken si sentiva un po più rassicurato, in parte perché il lavoro in sé si presentava abbastanza interessante, e in parte grazie ad alcune affermazioni che l’altro si era lasciato scappare inavvertitamente. Se il prodotto che quella gente si procurava sul pianeta sconosciuto era di origine vegetale, come pareva stando a quello che aveva sentito, c’era una sia pur minima possibilità che lui si fosse imbattuto nella pista giusta. Alla necessità di refrigerare il materiale, naturalmente, non si era fatto cenno… E, in base a quanto si era detto, il pianeta poteva essere o troppo freddo o troppo caldo per scendervi di persona; ma lo spettacolo che lui aveva visto dal portello della sua cabina, quando gli era apparso il sole di quel sistema, lo faceva propendere per la prima ipotesi. Inoltre, il suo datore di lavoro aveva parlato di riscaldare il pianeta più interno… e dunque non poteva esserci nessun equivoco, il pianeta era freddo. Indubbiamente. La possibilità di essere sulla pista giusta diventava sempre più alta. Ma all’improvviso dovette distogliere la sua attenzione da questo filo di pensieri perché si accorse che il suo datore di lavoro… ammesso che si trattasse veramente del capo dell’impresa… aveva ripreso a parlare.
«Ero certo che avreste accettato il lavoro. Potete ordinare tutto quello che vi occorre, a partire da questo istante.
