«Ve ne accorgerete da voi.» L’individuo, che non aveva ancora dato il suo nome, gli rivolse un sorriso alquanto sgradevole. «Comunque, in un modo o nell’altro, un po di commercio con l’indigeno, o gruppo di indigeni che sia, siamo riusciti a organizzarlo, e abbiamo scoperto che ha un prodotto che ci interessa. Lo riceviamo, come avrete già immaginato, in partite piccolissime, a pezzi e bocconi. Fondamentalmente, il problema che dovrete risolvere è questo: come procurarcene in maggiore quantità? Potete cercare il modo di scendere di persona sul pianeta, se ne avete voglia, ma so che non siete un ingegnere. Piuttosto, pensavo che potreste fare una cosa come questa: analizzare attentamente le condizioni fisiche del pianeta… atmosfera, temperatura, luce e così via… in modo che possiamo poi riprodurle in una località più comoda per noi, per coltivarci da soli il prodotto che ci interessa. In questo modo, detto per inciso, eviteremmo anche di dover pagare agli indigeni il prezzo che ci chiedono.»

«Non mi pare una cosa molto difficile» commentò Ken. «Per inciso, noto che non intendete farmi sapere di che natura è il prodotto a cui vi riferite… a parte che dovrebbe essere di origine vegetale… ma la cosa non mi stupisce. Una volta avevo un amico che lavorava nel campo dei profumi, e il modo in cui cercava di nascondere certi fondamentali rudimenti di chimica che, secondo lui, costituivano dei grandi segreti, risultava leggermente patetico. Sono disposto a provare a fare ciò che mi dite… ma vi avverto, sono ben lungi dall’essere il miglior chimico della Galassia, e non mi sono portato alcuna attrezzatura di laboratorio, poiché non sapevo che cosa si desiderava da me. Avete questa attrezzatura, qui sulla nave?»

«L’abbiamo, ma non sulla nave» rispose l’uomo che non si era presentato. «Abbiamo scoperto il pianeta circa vent’anni fa, e in questo periodo abbiamo costruito una base abbastanza comoda, sul pianeta più interno del sistema.



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