La presenza di questa nave implicava una cultura che aveva conseguito il volo interstellare. L’esplosione di cinquemila anni prima doveva aver spazzato via ogni traccia di vita in tutta la porzione di spazio cosmico riempita adesso dalla nebulosa. Per cui, gli alieni della nave nera dovevano provenire da un altro sistema solare esterno alla nebulosa stessa. Il loro viaggio doveva essere stato simile a quello della nave terrestre… per puri scopi scientifici. Non c’era nient’altro che si potesse ricavare dalla nebulosa.

Quindi, quegli alieni dovevano trovarsi per lo meno al livello della civiltà umana, il che significava che potevano disporre di capacità, conoscenze e merci di cui poter far commercio con gli uomini, in amicizia. Ma, fatalmente, anch’essi si sarebbero resi conto che l’esistenza dell’umanità, e il livello di civiltà da questa raggiunto rappresentavano una potenziale minaccia per la loro razza. Umani e alieni… le due razze avrebbero potuto essere amiche, ma altresì nemiche mortali. Ognuna, seppur involontariamente, rappresentava una mostruosa minaccia per l’altra. E l’unica cosa da farsi con una simile minaccia era distruggerla.

Lì, nella Nebulosa del Granchio, il problema era acuto e immediato. Quel che sarebbe stato, in futuro, il rapporto tra le due razze, sarebbe stato sistemato qui e adesso. Se fosse stato possibile stabilire relazioni di amicizia, una razza, altrimenti condannata, sarebbe sopravvissuta, ed entrambe ne avrebbero beneficiato immensamente. Ma ci si doveva, prima di tutto, conoscere, e instaurare una reciproca fiducia, senza che vi fosse il più piccolo rischio di tradimento. Nessuna delle due parti osava arrischiarsi a fare una sola delle cose indispensabili ad arrivare alla fiducia. L’unica cosa certa, per entrambe le parti, era distruggere l’altra o esser distrutta.



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