«Abbiamo stabilito un contatto abbastanza soddisfacente, signore», riferì lo psicologo. Aveva un aspetto stanco; il suo lavoro, durante tutto il viaggio, avrebbe dovuto consistere nel valutare i fattori individuali di errore nel personale di osservazione, portando l’attendibilità di tutti i dati ottenuti sempre più in là, un decimale dopo l’altro, verso l’esattezza assoluta. Quel nuovo incarico, al quale non era adatto, gli era stato imposto quasi a forza, e cominciava a risentirne gli effetti deleteri. «In altre parole, siamo in grado di dir loro quasi tutto ciò che vogliamo, facendoci capire, ed essere ugualmente in grado di capire ciò che ci dicono in risposta. Ma, com’è ovvio, non sappiamo quanto ci sia di vero in quello che ci dicono».

Gli occhi del comandante si appuntarono su Tommy Dort.

«Abbiamo collegato alcune apparecchiature», riferì Tommy, «forrealizzando un traduttore automatico. Disponiamo di visipiastre, naturalmente, e altresì di fasci direzionali di onde corte. Essi usano la modulazione di frequenza, più una variazione del profilo d’onda che, probabilmente, equivale alla successione dei suoni delle vocali e delle consonanti nel discorso. È qualcosa di nuovo, per noi, perciò non disponiamo di circuiti in grado di registrarlo; abbiamo comunque elaborato una specie di codice, che non è la lingua di nessuno di noi. Loro trasmettono su onde corte in modulazione di frequenza, e noi lo registriamo come suono. Quando noi trasmettiamo suoni, vengono convertiti in modulazione di frequenza».

Il comandante disse, corrugando la fronte:



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