
«Uhmmm… Qual è la sua impressione circa la loro psicologia?» Il comandante si era rivolto allo psicologo.
«Non saprei, signore», rispose questi, preoccupato. «Sembrano del tutto sinceri. Ma non hanno lasciato trapelare neppure un po’ della tensione che, sappiamo, deve senz’altro esistere laggiù. Si comportano come se stessero semplicemente installando un mezzo di comunicazione tra amici. Ma c’è… be’… c’è una sfumatura…»
Quello psicologo si era sempre mostrato in gamba quando si era trattato di valutare la psicologia degli umani, una cosa assai bella e utile. Ma non era attrezzato per analizzare uno schema di pensiero del tutto alieno.
«Se posso permettermi, signore…» disse Tommy, a disagio.
«Sì?»
«Respirano ossigeno», proseguì Tommy. «E non sono molto diversi da noi anche sotto altri aspetti. Mi sembra, signore, che vi sia stata un’evoluzione parallela. Forse l’intelligenza si evolve in linee parallele proprio come… si… le funzioni basilari del corpo. Voglio dire», puntualizzò, «qualunque essere vivente, di qualunque tipo, deve ingerire, metabolizzare ed espellere. E forse, allo stesso modo, ogni cervello intelligente deve percepire, valutare e avere reazioni personali. Sono sicuro di aver percepito dell’ironia. Ciò implica anche l’esistenza di umorismo. In breve, signore, penso che possano rivelarsi creature piacevoli».
Il comandante si alzò in piedi.
«Hmmm…» fece, pensieroso, «vedremo quello che hanno da dire».
S’incamminò verso la cabina di comunicazione. Il trasmettitore d’immagini collegato al robot alieno era pronto, e il comandante si piazzò davanti ad esso. Tommy Dort si sedette alla macchina codificatrice e cominciò a battere sui tasti. Ne uscirono dei rumori del tutto improbabili che entrarono in un microfono e qui modularono la frequenza d’un segnale inviato all’altra astronave attraverso lo spazio.
