
«Vorrei dire», cominciò il comandante, con voce grave, «le cose giuste, in questo primo contatto fra due differenti razze civilizzate, ed esprimere la speranza che tra i nostri due popoli s’instauri un rapporto d’amicizia».
Tommy Dort esitò, poi scrollò le spalle e batté con mano esperta sulla codificatrice. Altri improbabili rumori.
Il comandante alieno ricevette il messaggio. Fece un gesto di assenso, anche se non del tutto convinto. Il decodificatore sulla Llanvabon prese a ronzare e una successione di schede, una per parola, cadde giù in bell’ordine formando il messaggio in risposta nell’apposito riquadro. Tommy annunciò, con voce incolore:
«Signore, sta dicendo: “Tutto ciò suona bene, ma c’è un sistema che permetta a entrambi di tornare a casa vivi? Sarei felice se lei mi potesse descrivere un simile sistema, nel caso sia riuscito a idearlo. Al momento, mi pare inevitabile che uno di noi due debba essere ucciso”».
La confusione era al colmo. C’erano troppe domande che avrebbero dovuto trovar subito una risposta. Ma nessuno poteva rispondere a tutte. Eppure, bisognava.
La Llanvabon avrebbe potuto ripartire verso casa. La nave aliena poteva essere in grado, oppure no, di moltiplicare la velocità della luce per una unità in più rispetto al vascello terrestre. Se era in grado di andar più veloce, la Llanvabon avrebbe finito per arrivare abbastanza vicina alla Terra, rivelando la sua destinazione, e qui esser costretta a combattere. Avrebbe vinto, oppure no.
