«Una nave da crociera!» disse Frank, alzando le braccia esasperato. Si girò verso Clete, che era adagiato su una poltrona simile con i piedi giganteschi nelle scarpe da tennis sul tavolo di fronte.

Clete alzò le spalle strette e fece un largo sorriso. «Sembra una festa in grande, vero?» disse, con quel famoso accento del Tennessee — Dana Carvey ne faceva un'imitazione devastante.

«Non possiamo fare un cordone intorno alla zona?» disse Frank.

Il tenente di vascello scrollò le spalle. «È in mezzo all'Atlantico, signore — acque internazionali. La nave da crociera ha diritto a essere lì come chiunque altro.»

«Love Boat e Lost in Space si incontrano» borbottò Frank. Alzò lo sguardo verso l'uomo. «Va bene. Grazie.»

Il tenente uscì, con un agile passo oltre il bordo rialzato alla base della porta.

«Devono essere acquatici» disse Frank guardando Clete.

«Forse» disse Clete. «O forse no. Noi non siamo acquatici, eppure di solito scendevamo in mare. Proprio questa nave ha recuperato un modulo Apollo una volta, no?

«Esatto,» rispose Frank «ammaravamo perché era più facile che scendere a terra, e…»

«Pensavo che fosse perché lanciavamo sull'oceano da Canaveral, e quindi…»

«Lo Shuttle va su da Canaveral; noi lo portiamo giù sulla terra. Quando hai la tecnologia, scendi sulla terra — se è lì che vivi; i russi sono scesi sulla terra fin dal primo giorno.»

Clete scuoteva la testa. «Credo che tu stia dimenticando la cosa più ovvia, Frankie. Cosa ha detto quel ragazzo un attimo fa? 'Acque internazionali'. Penso che siano stati a guardare abbastanza a lungo da capire che approdare in qualsiasi paese significa avere un mucchio di guai. L'unico posto in cui si può arrivare sulla Terra che non sia casa di nessuno è l'oceano.»

«Oh, avanti. Dubito che siano stati capaci di decifrare la nostra radio o la TV, e…»



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