
L'immagine cambiò e mostrò O'Brien di fronte a due giganteschi monitor a parete. In quello a sinistra c'era la scritta TORONTO e mostrava Smathers; in quello a destra c'era Clete con la scritta LOS ANGELES.
«Dottor Smathers, Dr. Calhoun, grazie per averci raggiunto con così poco preavviso» disse O'Brien. «Bene, sembra che sia accaduto l'incredibile, vero? A quanto pare una nave spaziale aliena è ammarata nel bel mezzo dell'Atlantico. Dottor Smathers, cosa possiamo aspettarci di vedere quando la nave si aprirà?»
Smathers aveva la testa quadrata, i capelli bianchi e folti e una barba bianca e ben curata. Indossava una giacca sportiva marrone con delle toppe di pelle sui gomiti — la quintessenza del look del professore. «Be', naturalmente dobbiamo prima supporre che questa nave sia senza equipaggio — che sia una sonda, come le capsule della Viking, piuttosto che portare un equipaggio, è…»
«Guarda le dimensioni» disse Clete interrompendolo. «Per l'amor di Dio, Woody, non ci sarebbe alcun bisogno di una cosa così grossa, a meno che non ci sia qualcuno a bordo. E poi sembra che abbia degli oblò, e…»
«Il dottor Calhoun è famoso per il suo saltare subito alle conclusioni» disse bruscamente Smathers. O'Brien aveva un sorriso che andava da un orecchio all'altro — evidentemente non si aspettava un Siskel e Ebert improvvisato della scienza. «Ma come stavo per dire, se ci fossero degli esseri alieni a bordo, allora mi aspetto che abbiano delle forme quanto meno vagamente familiari, e…»
«Ora stai mettendo le mani avanti, Woody» disse Clete. «Un paio di anni fa ti ho sentito tenere un discorso in cui sostenevi che la forma corporea umanoide sarebbe stata adottata da qualsiasi forma di vita intelligente, e…»
