
Lane aveva rivolto un’infinità di domande, aveva cercato indizi un po’ per tutta la zona, e come al solito non aveva scoperto niente. Quel pomeriggio si dirigeva a piedi verso l’ultimo punto della regione dove ancora poteva sperare di scoprire qualcosa. Proprio in quei giorni si trovava nella zona una spedizione biologica promossa dalla Gale University, e la gente del posto diceva che stava studiando gli avvoltoi.
A capo della spedizione c’era una donna. La biologa non aveva fatto buona impressione agli informatori di Lane, i quali avevano insistito sul particolare che portava sempre i pantaloni e, cosa ancora più grave, che non era il tipo adatto per portarli. Cocciuto, Lane si era messo in testa di raggiungere la spedizione, per chiedere alla biologa se aveva scoperto qualche indizio che facesse al caso suo.
La giornata era stupenda. Tutt’attorno l’aspro paesaggio di montagna sembrava crogiolarsi tranquillamente al sole. Sotto un cielo intensamente azzurro, le montagne apparivano di un verde cupo. Era piovuto, la notte prima, e i ruscelli scorrevano allegri fra le rocce. I raggi che filtravano attraverso i rami erano eccezionalmente caldi.
Lane scese un pendio facendo rotolare sassi e pietrisco. In fondo, ai piedi del monte si apriva la valle profonda. La terra rossa dei campi arati era spruzzata di verde. Poi Lane notò un luccichio metallico: la macchina della spedizione, senza dubbio. L’automezzo scomparve alla vista, nascosto da uno spuntone di roccia, mentre il giornalista scendeva lungo il sentiero. Poco dopo il terreno divenne pianeggiante, e Lane sbucò in una breve radura coperta da alte erbe. Al centro della spianata c’era un mucchietto di pelo grigio che spiccava in mezzo all’erba.
Il silenzio e l’immobilità erano assoluti. Fosse stato di notte, quel silenzio innaturale l’avrebbe impressionato. Ma Lane sentiva l’erba cantare sotto i suoi passi, e non pensò affatto che la mancanza di suoni vivi potesse essere un brutto segno.
