
Connie Willis
Racconto d’inverno
«È pronto il testamento?» disse. «Ho bisogno di…»
«Non ti serve nessun testamento,» dissi, posando la mano sulla fronte bollente. «Hai solo la febbre, marito. Non avresti dovuto trattenerti fino a tardi ieri sera, con Mastro Drayton.»
«La febbre?» disse lui. «Si, dev’essere così. Pioveva quando sono tornato a casa, e adesso ho l’impressione che la mia testa debba spaccarsi in due.»
«Ho mandato a chiamare John perché porti una medicina. Sarà qui a momenti.»
«John?» disse lui, alzandosi a metà sul letto. «Mi ero dimenticato del vecchio John. Devo lasciare qualcosa in eredità a quel vecchio. Quando venne a Londra…»
«Parlavo di John Hall, tuo genero,» gli dissi. «Ti porterà un rimedio per la febbre.»
«Devo lasciare qualcosa al vecchio John, così terrà la bocca chiusa.»
«Il vecchio John non ti tradirà,» dissi. Sono dodici inverni che se ne sta zitto, sepolto nella Chiesa della Trinità, e non costituisce un pericolo per nessuno. «E adesso smetti di parlare, e riposati un po’.»
«Gli lascerò qualcosa di bello e risplendente. Quella coppa di argento dorato che ti ho mandato da Londra. Te la ricordi?»
«Sì, me la ricordo,» dissi.
La coppa era arrivata a mezzogiorno, mentre stavo rifacendo il letto di riserva. Avevo già preparato il letto migliore, quello per gli ospiti, se ne avesse portato qualcuno con sé, facendo prendere aria alle tende e mettendo un nuovo materasso di piume, e stavo andando verso la mia camera a occuparmi del letto di riserva quando mia figlia Judith mi avvisò dalle scale che era giunto un cavaliere. Pensai che fosse lui, lasciai il letto ancora da girare e me ne dimenticai. Prima che mi tornasse alla mente era tardo pomeriggio, tutto era pronto e noi indossavamo i nostri abiti nuovi.
«Avrei dovuto cambiare il materasso,» dissi, richiudendo il coperchio della cassapanca. «Questo è tutto schiacciato e pieno di polvere.»
