«Vi sciuperete la gonna nuova, madre,» disse Judith, tenendosi ben a distanza. «Che importa se il materasso è a posto o no? Lui non se accorgerà nemmeno, per quanto sarà felice di rivedere la sua famiglia.»

«Ne sarà felice?» disse Susanna. «Quanto a questo, ha aspettato un bel po’ di tempo prima di tornare a casa. Mi domando invece che cosa voglia.» Prese le lenzuola e le ripiegò. Elizabeth si arrampicò sul letto per prendere un cuscino e me lo porse, benché fosse grande due volte lei.

«Forse per rivedere le sue figlie, o sua nipote, e riconciliarsi con tutti noi,» disse Judith. Prese con circospezione il cuscino dalle mani di Elizabeth e dopo averlo posato si spazzolò la gonna. «Farà buio presto.»

«C’è ancora abbastanza luce per rifare il letto,» dissi, allungando le mani per sollevarlo. «Suvvia, aiutatemi a girare il materasso, figlie.» Susanna afferrò un lato, Judith l’altro, entrambe senza troppo entusiasmo.

«Lo giro io,» disse Elizabeth, facendosi piccola per infilarsi fra la parete e il fondo del letto, desiderosa di rendersi utile ma rischiando di spezzarsi le piccole dita.

«Ti dispiacerebbe andare fuori a vedere se stanno arrivando, nipote mia?» le dissi. Elizabeth zampettò giù dal letto, facendo svolazzare l’abitino e i capelli lunghi.

«Mettiti il mantello, Bess,» le gridò dietro Susanna.

«Sì, madre.»

«Questa stanza è sempre stata buia,» disse Judith. «Non so davvero perché l’abbiate scelta per voi, madre. La finestra è in alto e così piccola, e la porta è tanto stretta che non lascia passare la luce. Nostro padre potrebbe non gradire un letto così angusto.»

Magari lo avesse fatto, pensai. Magari l’avesse trovata buia e stretta, e avesse dormito altrove. «Ora,» dissi, e tutte e tre insieme sollevammo il materasso, issandolo al di sopra della base del letto. Polvere e piume volarono per tutta la stanza.



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