
Kress le rivolse un ampio sorriso. «Sì, talvolta. Ma io non cerco adorazione, Wo. Solo divertimento.»
«Ha frainteso le mie parole» replicò Wo, con lo stesso strano sorriso sulle labbra. «Intendo adorazione in senso letterale.»
«Che cosa sta dicendo?»
«Penso di avere ciò che fa per lei» disse Wo. «Mi segua.»
Gli fece strada tra i banconi rilucenti e imboccò un lungo, nebbioso corridoio sotto l’artificiale chiarore stellare. Attraversarono un muro di foschia e si trovarono in un’altra parte del negozio: si fermarono davanti a una grande vasca di plastica. Un acquario, pensò Kress.
Wo gli fece cenno: lui si avvicinò e vide di essersi sbagliato. Era un terrario. Conteneva un deserto in miniatura, di circa due metri quadrati, di un colore rosso pallido e stinto sotto un’esangue luce rossastra. Rocce di quarzo, granito e basalto. A ogni angolo della vasca, un castello.
Kress batté le palpebre, guardò meglio e si corresse: i castelli erano soltanto tre. Il quarto era cadente, una rovina che si stava sgretolando. Gli altri, invece, erano rozzi ma intatti, vere sculture di pietra e sabbia. Sui loro bastioni e sotto i porticati si arrampicavano creature minuscole. Kress schiacciò la faccia contro la parete di plastica. «Insetti?» chiese.
«No» rispose Wo. «Una formadivita molto più complessa, e più intelligente. Molto più svegli del suo shambler. Sono chiamati re della sabbia.»
«Insetti» ribadì Kress, allontanandosi dalla vasca. «Non m’importa di quanto siano complessi.» Aggrottò le sopracciglia. «E mi faccia la cortesia di non cercare di abbindolarmi con il discorso dell’intelligenza: quei cosi sono troppo piccoli per avere qualcosa di più di un cervello rudimentale.»
«Condividono delle menti-alveare» spiegò Wo. «In questo caso delle menti-castello. In effetti nella vasca al momento ci sono solo tre organismi, il quarto è morto: come vede, il suo castello è caduto.»
