«Ho proiettato per alcuni giorni un ologramma della mia faccia. Il volto di dio, capisce? Li nutro, sono sempre con loro. I re della sabbia hanno poteri psionici rudimentali, vicini alla telepatia. Sentono chi sono, ed esprimono l’adorazione per me decorando i loro edifici con il mio ritratto. Ce n’è uno su ogni castello, guardi.» Era così.

Nella scultura la faccia di Jala Wo era serena e pacifica, molto realistica. Kress restò meravigliato dalla perfezione tecnica della riproduzione. «Come fanno?»

«Le prime zampe si flettono come braccia. Hanno anche una sorta di dita: tre piccoli tralci flessibili. E cooperano bene, sia per costruire che per combattere. Tenga presente che le unità mobili dello stesso colore hanno tutte la medesima mente.»

«Mi spieghi meglio» chiese Kress.

Wo sorrise. «La mandibola vive nel castello. Mandibola è il nome che le ho dato io. Un po’ riduttivo, se vogliamo, poiché la creatura è al tempo stesso madre e stomaco. Femmina, grande quanto il suo pugno, immobile. In realtà, re della sabbia è un appellativo improprio. Le unità mobili sono contadini e guerrieri, chi comanda davvero è la regina. Ma anche questa analogia è sbagliata. Ogni castello, considerato nel suo complesso, è un’unica creatura ermafrodita.»

«E cosa mangiano?»

«Le unità mobili si nutrono di pap, cibo predigerito proveniente dall’interno del castello. Lo ricevono dalla mandibola, che lo ha lavorato per diversi giorni. I loro stomaci non possono assumere altro, per cui se la mandibola muore, nel giro di poco muoiono tutti. La mandibola mangia... di tutto. Non avrà particolari spese in proposito. Andranno benissimo gli avanzi di cucina.»

«E cibo vivo?» chiese Kress.

Wo alzò le spalle. «Be’, ogni mandibola mangia le unità mobili degli altri castelli.»

«Sono interessato» ammise lui. «Se solo non fossero così piccoli.»



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