«I suoi possono diventare più grandi, questi sono piccoli perché la vasca è piccola. Pare che siano in grado di limitare la propria crescita in base allo spazio disponibile. Se noi li spostassimo in un contenitore più grande, riprenderebbero a svilupparsi.»

«Mmh, la vasca dei miei piranha è il doppio di questa, e vuota. Andrebbe ripulita, riempita di sabbia...»

«Wo e Ombra si faranno carico dell’installazione, con piacere.»

«D’accordo» rispose Kress. «Allora vorrei quattro castelli integri.»

«Certamente» disse Wo.

Cominciarono a discutere sul prezzo.


Tre giorni più tardi, Jala Wo arrivò nella proprietà di Simon Kress con i re della sabbia in letargo e un gruppo di operai per la sistemazione dell’impianto. Gli assistenti di Wo erano diversi da tutti gli alieni cui Kress era abituato: rozzi bipedi tarchiati, con quattro braccia e occhi sporgenti plurisfaccettati. La loro pelle era spessa e coriacea, ritorta in corni, spine dorsali e protuberanze in insoliti punti del corpo. In compenso erano molto forti e lavoratori indefessi. Wo impartì gli ordini in una lingua musicale che Kress non aveva mai sentito.

In un giorno fecero tutto. Spostarono la vasca dei piranha al centro dell’ampio soggiorno, con i divani ai lati per godersi meglio lo spettacolo, la ripulirono e la riempirono fino a due terzi di sabbia e roccia. Successivamente installarono uno speciale sistema di illuminazione che doveva provvedere alla fioca luce rossastra amata dai re della sabbia e al tempo stesso proiettare immagini olografiche nella vasca. Sopra montarono una robusta copertura di plastica, con incorporato un meccanismo per l’alimentazione. «In questo modo può dare da mangiare ai suoi re della sabbia senza togliere il coperchio» spiegò Wo. «Non vorrà certo correre il rischio che le unità mobili possano fuggire.»

Nel coperchio era inserito anche un dispositivo per il controllo della temperatura, che regolava la giusta quantità di umidità. «L’aria deve essere asciutta, ma non troppo» proseguì Wo.



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