
Connie Willis
Rumore
Il lunedì prima delle vacanze di primavera comunicai alla mia classe di letteratura inglese che avremmo studiato Shakespeare. Di solito, in questo periodo dell’anno, il tempo in Colorado è un disastro. A dicembre abbiamo sempre tutta la neve di cui hanno bisogno gli impianti sciistici, consumiamo tutti i giorni previsti per le vacanze invernali e a giugno ci scappa sempre una settimana extra. Le previsioni del tempo non davano la neve prima di sabato, ma con un po’ di fortuna prima o poi sarebbe arrivata.
Il mio annuncio suscitò una grande eccitazione. Paula afferrò il registratore e riavvolse il nastro per essere sicura di aver capito bene, Edwin Sumner assunse un’espressione compiaciuta, mentre Delilah richiuse di scatto i libri e uscì rumorosamente dalla stanza, sbattendo la porta così forte da svegliare Rick. Diedi a tutti i fogli di accettazione/rifiuto dicendo che li avrebbero dovuti restituire per mercoledì. Ne diedi uno in più a Sharon perché lo facesse avere a Delilah.
«Shakespeare è considerato uno dei nostri scrittori più grandi, forse il più grande,» dissi a beneficio del registratore di Paula. «Mercoledì vi parlerò della vita di Shakespeare, e giovedì e venerdì leggeremo le sue opere.»
Wendy alzò la mano. «Leggeremo tutte le opere teatrali?»
A volte mi chiedo dove sia stata Wendy in questi ultimi anni… di certo non in questa scuola, forse nemmeno in questo universo. «Ciò che studieremo non è ancora stato deciso,» le risposi. «La preside e io ci incontriamo domani.»
«Speriamo che sia una delle tragedie,» disse cupo Edvvin.
All’ora di pranzo la notizia era di dominio pubblico in tutta la scuola. «Buona fortuna,» mi disse nella sala dei professori Greg Jefferson, l’insegnante di biologia. «Io ho appena finito di parlare di evoluzione.»
«Siamo già a questo periodo dell’anno scolastico?» chiese Karen Miller. Insegna letteratura americana dall’altra parte del corridoio. «Io non sono arrivata nemmeno alla Guerra Civile.»
